Miseria e nobiltà – Torino

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Sono capitata lì quasi per caso, e in preda ad una fame da lupi sono entrata nel locale in cui forse, se mi fossi basata solo sulla prima impressione, non sarei mai entrata. All’esterno infatti, la pizzeria sembra un oratorio, tipica area di sosta per giovani fanciulli in cerca di un divertimento semplice: due birre, quattro amici ed una partita a calcetto. Decido di entrare comunque incuriosita dalla sfida che mi si stava proponendo: andare contro all’assoluta ricerca di un’estetica piacevole agli occhi.

All’interno ho la conferma che la facciata del locale non mi stava ingannando. Il locale è piccolissimo, tavoli troppo vicini e tovaglie di carta color verde salvia. Una ragazza allegra (e indaffaratissima) mi accoglie con un sorriso. Una mezz’oretta, mi dice, e potrò sedermi anche io.
Ne approfitto così per guardarmi intorno. Davanti a me c’è un ragazzo che impasta e sforna pizze piccole e rigonfie, alla mia destra una rumorosa cucina e alle mie spalle la cassa e il bancone. Il tutto a un metro di distanza, tanto da essere costretta a spostarmi ogni quattro minuti per permettere ai clienti di pagare il conto, al cameriere di tagliare una fetta di torta e al suo collega di prendere le posate.

Tra una pizza e l’altra i camerieri fanno due coccole ai bimbi del tavolo davanti al bancone che stanno pastrocchiando ed emettendo gorgoglii di piacere ad ogni patatina fritta ingoiata, quasi fosse un pietanza rara e pregiata.
Dopo una ventina di minuti mi siedo. Sfoglio il menu di pizza e ci metto un po’ ad accorgermi che avrei trovato quello del ristorante appeso al muro alla mia destra, tutto scritto su una lavagnetta bianca con un pennarello verde cancellabile.
Ordino una greca con mozzarella di bufala. Una delizia semplice che ho avuto il piacere di gustare pochi minuti dopo. E’ la classica pizza napoletana: bordo spesso, gonfio e morbido, e centro conditissimo. Non occupa tutto il piatto ma sazia. La mozzarella si prende tutto il centro ed è talmente densa da farmi masticare a lungo, ma sono davvero soddisfatta: è dolce e nutriente.

Pago undici euro e lascio il tavolo portandomi a casa una grande lezione: la miseria di un arredamento non esclude la nobiltà di una buona cena.

Città: Torino
Indirizzo: Via Lesegno 69/1
Tipo Ristorante: Semplice. Alla mano.
Prezzo medio: 15 euro
Parcheggio: Difficile
Giorno chiusura: Sabato e domenica a pranzo
Telefono: 011. 362020
Orari: 18/24
Prenotazione: Consigliata durante il week end e venerdì
Menu Vegetariano: Si può concordare con lo staff
Accesso Disabili: No
Area Fumatori: No



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One Response to “Miseria e nobiltà – Torino”

  1. 1
    laura67 Says:

    Ciao, mipiace davvero questo blog. Bello bello!

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