Miseria e nobiltà – Torino

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Sono capitata lì quasi per caso, e in preda ad una fame da lupi sono entrata nel locale in cui forse, se mi fossi basata solo sulla prima impressione, non sarei mai entrata. All’esterno infatti, la pizzeria sembra un oratorio, tipica area di sosta per giovani fanciulli in cerca di un divertimento semplice: due birre, quattro amici ed una partita a calcetto. Decido di entrare comunque incuriosita dalla sfida che mi si stava proponendo: andare contro all’assoluta ricerca di un’estetica piacevole agli occhi.

All’interno ho la conferma che la facciata del locale non mi stava ingannando. Il locale è piccolissimo, tavoli troppo vicini e tovaglie di carta color verde salvia. Una ragazza allegra (e indaffaratissima) mi accoglie con un sorriso. Una mezz’oretta, mi dice, e potrò sedermi anche io.
Ne approfitto così per guardarmi intorno. Davanti a me c’è un ragazzo che impasta e sforna pizze piccole e rigonfie, alla mia destra una rumorosa cucina e alle mie spalle la cassa e il bancone. Il tutto a un metro di distanza, tanto da essere costretta a spostarmi ogni quattro minuti per permettere ai clienti di pagare il conto, al cameriere di tagliare una fetta di torta e al suo collega di prendere le posate.

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Catullo. Torino

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Ci sono serate in cui vi chiedete perché non avete cenato a casa …
L’avventura inizia all’entrata, quando il responsabile vi mostra da lontano il tavolo in cui dovreste sedervi e il suo collega vi segue da lontano lanciandovi i menu sul tavolo.
Siete seduti esattamente davanti alla cucina, il che in alcuni posti, potrebbe essere una grande fortuna perché già assaporate in anticipo i piatti e gli odori che evadono dal forno a legna, ma il locale in questione purtroppo non fa parte di questi. Sfogliando il menu, i piatti più in “auge” offerti dalla casa sembrano essere quelli di pesce, ma forse per un curioso e fortunato sesto senso, decidiamo di puntare su una semplice pizza. Mozzarella, pomodorini, rucola, grana e carciofi vi verranno offerti per la “modica” cifra di 10 euro, che diventeranno ben 13,60 se vi aggiungete una coca cola (o cola, se vogliamo essere sinceri) alla spina, sgasata e forse fresca fresca di scaffale di discount.
Caso? Non si direbbe, visto che la birra media ordinata in seguito sembrava essere stata spillata da giorni.
Curiosità culinaria: avete mai visto riscaldare le vivande nel forno a microonde in mezzo alla sala come nelle migliori mense aziendali? Noi no, e sebbene non neghiamo che questo possa accadere in moltissimi locali, stupisce che venga fatto con una candida spontaneità.
Attenzione, non stiamo dicendo che gli ingredienti non siano freschi, ma forse alcune accortezze potrebbero migliorare il locale ed il servizio, non sempre impeccabile.
Siamo stati vittime di una serata negativa? Può darsi, ma temo che non offriremo al locale un’altra chance.
Unico lato positivo: l’orario della prenotazione è stato rispettato.

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I soliti ignoti, Torino

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Entrata

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Saletta

Il locale non è ben visibile dalla strada, soprattutto per chi si aspettava di trovare, come me, un localino piccolo e confortevole. In corso Vittorio Emanuele, nei pressi di corso Racconigi, il ristorante pizzeria “Ai soliti ignoti” apparirà invece in tutto il suo splendore: un locale grande che a prima vista sembra diviso in une strutture differenti e circondato da un parchetto.
Entrando, l’interno vi stupirà: l’arredamento è moderno e alle pareti sono appesa fotografie sfocate e dai colori fluo, una bella scoperta per chi credeva di trovare un’atmosfera anni ’60 degna di Gassman & Co.

Ma veniamo al menu. Le pizze proposte sono molto gustose e negli ingredienti si percepisce il chiaro intento di voler arricchire un semplice e classico piatto con sapori e gusti tradizionali riproposti in chiave un po’ chic: perché ad esempio, non concedersi il lusso di creare una crema di basilico invece di mettere sulla pizza la classica fogliolina che spesso il cliente scarta?

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RossoPomodoro: cuore napoletano – Moncalieri

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I suoi punti di ristorazione ormai non si contano più. Le insegne rosse si sono ormai estese come soffice pasta di pane, hanno catturato la nostra penisola come mozzarella di bufala filante e accarezzato il nostro palato come dolce e succosa salsa di pomodoro.
Il gruppo sforna pizze da dieci anni con un’unica certezza: il gusto della sua pasta sarà lo stesso ovunque, in qualsiasi punto voi vi troviate, la salsa RossoPomodoro avrà la stessa unica ed inconfondibile dolcezza.

E non è un caso. I fornitori che da sempre rimpinzano i backstage delle cucine sono gli stessi da anni e nessun ingrediente “alieno” ha mai varcato la soglia. Ed è cosi che Bellopede fornisce loro la mozzarella d.o.p; Gargiulo produce e consegna le olive mucciola di sorrento e il buonissimo olio extra vergine dop;
il pastificio del Cavalier Afeltra tira la pasta trafilata al bronzo; Caputo produce la farina tradizionale di Napoli, quella che ne ha confermato la tradizione da secoli mentre Strianese, coltiva e spreme il sugoso e tenere pelato dell’agro nocerino sarnese.
Se pensavate che la tipica tradizione napoletana vi abbandonasse nel momento del digestivo, vi sbagliate di grosso: Sorrentino di Massa Lubrense prepara per loro bottiglie di limoncello e nocillo.
Il gruppo RossoPomodoro, si sta impegnando per un’ottima, gustosissima causa: preparare un menu che includa più di dieci ingredienti di presidio Slow Food.
Noi non sappiamo se questi siano o no inclusi nella preparazione dei dolci, ma una cosa dovete assolutamente provarla: le Calde Calde, piccole frittelle ricoperte di morbida nutella e spolverate di zucchero a grani. Una squisitezza da assaporare in tempi davvero Slow!

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Fratelli La Bufala, un pizza leggendaria – Torino

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Il locale da fuori, ha l’aria di essere una pizzeria qualsiasi e quei dipinti appesi al muro che ritraggono colorate mandrie di bufali dal sapore un po’ ispanista mettono tanta allegria.
Appena si prende in mano il menu però, si scopre che c’è qualcosa in più oltre al nome curioso “Fratelli La Bufala”, che da il nome al locale.

Nel menu si narra infatti la storia dei tre fratelli, creatori della catena che sta deliziando mezzo mondo.
Giuseppe, Antonio e Gennaro La Bufala, conosciuti anche come i “La Bufala Brothers”, nacquero a Eboli figli di un produttore di mozzarella (di bufala ovviamente!) che dopo la scomparsa, lasciò ai suoi eredi un piccolo patrimonio da dividere.
Dopo quel tragico evento, i tre si dividono per il mondo in cerca di fortuna: Giuseppe, detto “Pippo”, vola a New York dove trova lavoro come pizzaiolo in un ristorante italiano. Antonio, “Totò” per gli amici, si trasferisce a Madrid dove apre una scuola di flamenco, mentre l’ultimo figlio, Gennaro, vola a Parigi dove trova lavoro in un’autorimessa nonostante sogni una carriera da pittore.

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Cibo slow seduti ad un tavolo fast!

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Il mondo ce lo invidia, i visitatori europei gironzolano incuriositi mentre i turisti giapponesi fotografano meravigliati pile di cioccolata fondente e al latte, zucchine verde smeraldo e pomodori rossi di sole: benvenuti ad Eataly signori!

Il nome è tutto un programma, in esso si riconosce il verbo preferito dai suoi fondatori (e da noi comuni mortali), Eat, ossia mangiare, e Italy, il nome del nostro bel paese nella bocca del popolo anglofono.

Il complesso, una struttura di undicimila metri quadri sorta nel 2007, ospita una vera e propria mostra mercato all’insegna del “cotto e mangiato” in cui cuochi e camerieri di ben sette settori cucineranno per voi (e davanti ai vostri occhi) i piatti del loro menu.

Eataly racchiude in due piani l’essenza della cucina italiana senza che niente venga lasciato al caso: i salumi e i formaggi riposano per una lenta e ottima stagionatura in camere umide (e visitabili liberamente), la birra di tutto il mondo viene spillata al banco del piano inferiore, i vini invecchiano nelle eleganti cantine e le carni, il pesce e le verdure verranno prese e cotte per voi direttamente dal banco frigo.
Se invece per voi un buon pasto fa rima con carboidrati, non dovete mancare il banco della pasta e della pizza, una vera delizia creata con prodotti riconosciuti e protetti dalla categoria Slow Food, perché da Eataly dire mozzarella e pomodoro è quasi riduttivo.

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